martedì 6 marzo 2012

Costruttori di piedistalli.

Sono qui, in ufficio ad ascoltare la pioggia. Ancora il sapore di un caffè al ginseng in bocca e il macbook sulle gambe, fresco sotto le mie dita.

La pioggia ha il difetto di far pensare e i pensieri quello di far piovere altri pensieri. I pensieri hanno anche un pregio: quello di morire, a volte, quando vengono scritti. Per cui, che la carta abbia pazienza.

E mi chiedo perché mai continuo a caricare aspettative sui miei cannoni! Sono puntati su uomini che neanche conosco, su persone che cercherei di modellare sotto le mie necessità e a cui rinfaccerei la loro inadeguatezza. Eppure sono lì, pronti a sparare. Io, indaffarato a spegnere la miccia tra due dita.

Privi di funi adatte a scalare i piedistalli che ci costruiamo gli uni con gli altri, siamo destinati a caderne e a deludere il costruttore avido.

Non voglio essere un costruttore di piedistalli. Voglio incontrare e farmi esplorare. Voglio sapermi concedere all’amore senza subirne i legami. Più sinceramente: non voglio essere quello che aspetta una pacca sulle spalle, e che gli si dica “Ehi, complimenti! È così bello amarti”. Eppure lo sono stato e in parte lo sono ancora.

Voglio strappare questi fili, farli saltare come corde sfibrate di una chitarra che non risponde più ai miei accordi. Voglio Amare per un momento singolo, ma totalmente. Amare un riflesso solo, dei mille che sono prodotti dal diamante di un anima. E so che i momenti saranno mille e i riflessi milioni.

Mi libero dell’amore, nell’amore. Questa è la mia preghiera laica in un martedì piovoso.

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